Tavolara

 

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POSIZIONE GEOGRAFICA

ORIGINE DEL NOME

IL MARE

COSTITUZIONI E VICENDE GEOLOGICHE

LE COSTE

AREA PROTETTA TAVOLARA CAPO CODA CAVALLO

LE GROTTE ED IL CARSISMO

LA FLORA

LE ACQUE 

LA FAUNA

INSEDIAMENTI UMANI

 

 

 INSEDIAMENTI UMANI

 

Da  quanto rilevato sino ad ora, Tavolara ha avuto stretti rapporti geologici con la vicina costa, ed anche per le vicende antropiche è ad essa saldamente legata. Gli uomini da cui deriva la popolazione sarda vengono dal mare: al Sud probabilmente dall'Africa, mentre quasi certamente gli Iliensi ed i Balari  occuparono la parte settentrionale della Sardegna usando la Corsica come  punto di appoggio. La dimostrazione di questa tesi è data dai risultati delle varie esplorazioni fatte dal 1951 al 1961 nelle varie grotte nella Sardegna settentrionale: nell'isola di Santo Stefano ( nell'arcipelago maddalenino ) si sono trovate tracce di insediamento neolitici che risalgono secondo alcuni al 4000 a.C. ed anche a Tavolara esistono prove dell'esistenza di uno di questi insediamenti, attestato dai resti di cibo e di animali, tra i quali il Prolagus sardus che è accertato abbia accompagnato l'uomo durante la terza migrazione faunistica. E' da questo momento che a Tavolara si riscontrano la presenza dell'uomo ed i resti di epoche successive attestano che vi ha abitato per molti secoli , probabilmente per tutto il periodo in cui essa era unita alla terraferma. Dopo un lungo periodo vuoto di notizie , dati storici ci portano al periodo in cui i Cartaginesi erano ad Olbia: attorno al 259 a.C. nelle acque dell'isola essi si scontrarono con le navi del console romano Cornelio; nel 100 d.C. Nerone costruì una villa nella costa olbiese, e donò Tavolara alla concubina preferita. E' certo che durante tutta la dominazione romana le navi attraccavano nell'isola per rifornirsi d'acqua e, di latte delle asine, ma non vi sono tracce di insediamenti duraturi  solo in una grotta è stata trovata un'anfora dell'epoca, inglobata da stalagmite, ma è ben poca cosa se si raffronta con gli abbondanti resti dello stesso periodo che si trovano tutt'ora nella vicina costa. E' logico che in tutto il periodo in cui la malaria e le invasioni interessano la Gallura determinando lo spostamento della popolazione verso l'interno, anche Tavolara fosse disabitata: uno studio del 500 dice che in essa pascolavano capre dalle lunghe corna e che le navi trovavano rifugio durante la tempeste. vale la pena ricordare che nello Spalmatore di Terra sono stati trovati da non molti anni scheletri molto antichi di uomini dalla statura notevole: una prima volta erano sette disposti uno accanto all'altro, con il corpo disposto ad oriente , verso il mare la seconda due con la testa recanti segni evidenti di frattura, poggiata su una pietra rettangolare ed i corpi disposti ad angolo retto. Evidentemente l'isola era trafficata e la statura notevole fa pensare a gente non sarda.

Sotto la dominazione piemontese ha inizio la rinascita della Sardegna: per cercare di rimediare alla disastrosa situazione economica in cui versava tutta l'isola si mise in atto una vasta opera di colonizzazione  onde ripopolare le coste e determinare un graduale passaggio dalla proprietà collettiva a quella privata. Si invitarono quindi Italiani e non a trasferirsi in Sardegna: nuovi nuclei umani affluirono dal Piemonte, dalla Liguria e dalla Corsica, insediandosi nei luoghi più congeniali alla loro attività ( vedi l'isola di S.Pietro e di La Maddalena ). I Corsi più di altri si portarono in Gallura, tra questi Giuseppe Bertoleoni  che nel 1807 approdò a Tavolara dopo aver lasciato parte del nucleo familiare nelle isole di Santa Maria e Soffi nell'arcipelago maddalenino. Aveva con sé pochi attrezzi agricoli e sementi di cereali e legumi: l'isola con il bosco rigoglioso ed il mare promettevano caccia e pesca abbondanti . Nello Spalmatore di Terra costruì una casa uniloculare ( tipica abitazione con la porta a metà della parete meno esposta ai venti ), il forno per il pane e recinse con pietre un tratto di terra per l'orto. Nel 1815, nella notte tra il 28 ed il 29 settembre a causa di un violento fortunale sbarcò nell'isola per alcune ore Gioacchino Murat; nel 1839 Carlo Alberto, Principe di Carignano, venne ad Olbia e volle fare una battuta di caccia a Tavolara ove conobbe Paolo Bertoleoni, figlio di Giuseppe. A questi fece alcuni doni e riconobbe il diritto di proprietà dell'isola, in un secondo tempo attestato con una pergamena inviata dalla Prefettura di Sassari: dopo di che  il Bertoleoni fece dipingere lo stemma di famiglia anche sulla facciata principale della casa.

Che il Bertoleoni fosse considerato o si considerasse il  " Re di Tavolara " è stato oggetto di diverse ricerche tese a dimostrarne la veridicità . Sul " Re di Tavolara " spesso hanno scritto molti giornali e riviste si occupò della vicenda anche la televisione, difatti Tavolara fu un regno e nel museo di Bukigham Palace a Londra , nel salone dove sono riuniti i ritratti di tutti i regnanti della terra , esiste una vecchia fotografia ( racchiusa in cornice d'oro ) della famiglia dei discendenti di Giuseppe I  Bertoleoni, con la scritta  " il più piccolo regno del mondo ". E' scattata per incarico della regina Vittoria d'Inghilterra sul ponte di una nave mandata a Tavolara.Per diversi anni solo nello Spalmatore di Terra abitava un nucleo familiare, ma nel 1861 la Marina Militare costruisce nello Spalmatore di Fuori un faro di segnalazione a due piani, atto ad ospitare cinque famiglie, attrezzato di ampi canali e cisterne per la raccolta delle acque piovane .

Stemma Reale

Il faro, costruito nonostante l'opposizione di Paolo Bertoleoni, era su un costone a picco sul mare molto lontano dal punto di attracco, quindi fu necessario costruire una strada strettissima tornanti ed una banchina che modificarono parzialmente il paesaggio naturale. Dopo poco tempo si insediarono le famiglie dei fanalisti, per la maggior parte provenienti da La Maddalena, ma ben poche rimasero  a lungo su l'isola: mancanza di contatti   frequenti con la terraferma e la stessa lontananza dal mare che avrebbe potuto rappresentare motivo di svago furono le cause principali dell'esodo.

Spalmatore di Terra oggi

Nello stesso versante dell'isola, ma molto vicino al mare, una Bertoleoni sposata Molinas si insediò stabilmente dopo aver costruito una abitazione del tutto simile a quella dello Spalmatore di Terra, anche se più ampia. Primarie le attività dai costituenti il nucleo familiari: allevamento, caccia pesca e limitatamente si facevano funzionare i forni per la calce. Intanto alcuni inconvenienti

Resti del faro del 1861

di natura logistica e  gli aumentati traffici marittimi avevano indotto la Zona Fari a costruire poco dopo il 1920 un nuovo faro nella Punta Timone. Da tale posizione questo era visibile anche nei giorni di foschia, e i due discendenti dei Molinas-Bertoleoni furono assunti per la conduzione del nuovo faro. Arrivati al 1930 i nuclei familiari insediati stabilmente nell'isola erano quattro: due nello Spalmatore di Terra e due in quello di Fuori: in complesso 20 persone. Le donne esercitavano le attività domestiche, gli uomini integravano la pastorizia con la pesca ed anche con la preparazione della calce. La pietra calcare e la legna abbondavano, la vendita cella calce integrava le entrate, ma ben presto anche gli olbiensi costruirono forni sulla terraferma prendendo da Tavolara pietra e legna:  il prelievo della pietra sotto costa permise al mare di esercitare la sua forza erosiva, inoltre il disboscamento  indiscriminato alterò l'equilibrio ecologico e gli abitanti di Tavolara si videro portare via una delle fonti di guadagno. Sempre attorno al 1930 si verificarono due fenomeni che determinarono l'aumento della popolazione a Tavolara . I Tavolaresi aumentarono il numero di ovini ebbero anche una piccola mandria di bovini  e suini ed ebbero bisogno di altre braccia per accudire ai vari capi di bestiame. L'altra causa che ha determinato l'aumento della popolazione è del tutto diversa dalla precedente ma molto più importante per gli effetti che produrrà. A Golfo Aranci da alcuni decenni vivevano famiglie di ponzesi dediti alla pesca del corallo e dell'aragosta allora abbondante anche nel golfo di Olbia ma lo sfruttamento continuo del mare costringeva i pescatori a ricercare sempre più lontano i nuovi banchi di pesca . Essi con imbarcazioni piuttosto piccole facevano tragitti molto lunghi e spesso durante la stagione invernale erano costretti a trovare rifugio nello Spalmatore di Terra, rimanendovi diversi giorni. Col passare del tempo Tavolara diventò  un appoggio abituale, quindi i ponzesi chiesero ed ottennero dal proprietario dell'isola . In seguito si costruirono delle casette e alcune famiglie  di pescatori si spostarono definitivamente sull'isola. Il censimento del 1952 registra una popolazione residente di di 61 abitanti e nello stesso anno ci fu da parte del Provveditore agli studi di Sassari il tentativo di creare una scuola anche a Tavolara ma probabilmente ha durato un solo anno perché la sede era troppo disagiata, ma soprattutto perché le particolari attività lavorative non consentivano una regolare frequenza scolastica. Intanto dato l'aumento della popolazione viene aperto da un ponzese a Tavolara uno spaccio di generi alimentari nel quale si trovano i prodotti più disparati: si stabilisce necessariamente un rapporto continuo con la terraferma ( Olbia, Golfo Aranci, ed per ultimo Porto San Paolo ) e per rifornire il negozio, ma soprattutto per portare l'abbondante pescato. Già nel 1947 si avvicinavano i primi turisti che si accontentavano di alloggiare alla meno peggio, paghi di vivere a contatto con il mare meraviglioso, ricco di pesci, in un ambiente primitivo ma non inospitale. Con l'andare dei tempi sino ad oggi la popolazione Tavolarese  diminuì sempre più si trasferì nella vicina ed accogliente Porto San Paolo. 

A Tavolara nella parte dello Spalmatore di Terra ci sono due ristoranti gestiti dai discendenti della famiglia Bertoleoni i quali  si sono adeguati ai tempi dedicandosi a tempo pieno al turismo portando da Porto San Paolo allo Spalmatore di Terra i turisti che oggi sono molti.

Con il decreto del Ministero dell'Ambiente 12.12.97 è stata istituita l'area marina protetta sulla base della legge 979/82.
Il decreto contiene la perimetazione delle tre zone a diverso livello di protezione e prevede che l'
Ente Gestore debba essere affidato ad un consorzio dei tre comuni rivieraschi: Olbia, Loiri Porto San Paolo e S.Teodoro.
A 2 anni dal decreto l'unico atto compiuto è stata la messa in opera delle boe che delimitano le zone A (riserva integrale), mentre la richiesta dei comuni di rivedere le perimetazioni ed altre parti del decreto istitutivo ha di fatto bloccato l'avvio l'applicazione delle norme di salvaguardia.
E' istituita la commissione di riserva che ha poteri consultivi. Il decreto istitutivo, per la prima volta, prevede che anche nella zona A possano esse condotte immersioni guidate da strutture autorizzate dall'Ente Gestore.
L'isola e tutte le altre minori sono territorio del comune di Olbia.
Sulle isole e sull'intera area protetta gravita il turismo estivo da un vasto territorio costiero e nei momenti di punta nell'area protetta navigano giornalmente oltre 500 imbarcazioni.
Uno dei problemi fondamentali per la gestione dell'area protetta è quello della portualità e della gestione degli ormeggi nella stagione estiva.  

 

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