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La Flora

Tavolara

La flora

Alcuni Studiosi già dal 1925 si interessarono alla flora di Tavolara ma solo negli anni 60 si dimostrò l'affinità tra la flora di Tavolara, Capo Figari ed i monti di Oliena , classificando circa 500 specie. 
Delle forme vegetali che si sono potute rilevare, si notano quelle a macchia-foresta, dominate dalla Olea oleaster e dalla Juniperus phoenicea, ma anche il Quercus ilex e la Ceratonia siliqua spiccano per la mole. Vi sono formazioni a macchia alta e bassa , con Juniperus phoenicea e Cistus monspeliensis, ma primeggiano i due endemismi paleogenici di Helichrysum microphillum elentaurea horrida. Vi sono tuttavia piante esclusive a Tavolara, in particolare il Limonium hermaeum e l'Alyssum tavolarae ma anche Sesleria insularis, Arum pictum , Centaurea horrida, Campanula forsythii ed altre 28 tipi.
 Sino ad alcuni decenni fa la vegetazione abbondante giungeva al mare, ma il continuo disboscamento sia da parte degli abitanti che dagli olbiensi i quali si rifornivano di legna e pietra per i forni della calce costruiti sulla costa . Il danno arrecato è gravissimo, tanto che ormai in gran parte dell'isola la vegetazione spontanea è ridotta a poche specie basse e bruciate dal mare, in particolare nello Spalmatore di Terra . Un bel manto vegetale spontaneo resiste ancora nei luoghi dove è difficile giungere. Vegetazione arborea o culture impiantate dall'uomo non hanno mai dato esito soddisfacente nello Spalmatore di Terra a causa della carenza d'acqua e del vento, mentre nello Spalmatore di Fuori si possono trovare piante di fichi e di mandorle in numero assai ridotto.

Centaurea horrida

Resti di un vecchio forno della calce

Le acque superficiali ed il sottosuolo

Non esistono a Tavolara ed è questa una caratteristica che la distingue: tracce di una idrografia superficiale precarsica si trovano sul piano attorno ai 200 metri; a quote più elevate concrezioni di travertino indicano la fuoriuscita di acque avvenuta in tempi passati, che lentamente sono state assorbite dal calcare. Che Tavolara fosse ricca di acque superficiali lo attesta anche uno studio cinquecentesco in cui afferma che le navi attraccavano per far rifornimento idrico. Attualmente allo Spalmatore di Fuori esistono due fonti : una al livello del mare nella cala di tramontana , l'altra vicino al passo di Rocca Niedda, ma non è facile accedervi perché è nella falesia, quindi l'acqua si disperde con l'evaporazione o finisce in mare. Nello Spalmatore di Terra non esistono sorgenti, a meno che non si voglia considerare tale quella della Madonnina, da cui stillano nelle migliori condizioni forse 100 litri di acqua al giorno.
Così come la flora, presenta aspetti molto interessanti. Innanzi tutto nelle grotte dell'isola sono stati reperiti resti di specie ormai estinte perché vissute in epoche molto remote: orsi, lontre, un canide simile al lupo ed un roditore ( Prolagus sardus ) che si trovava in Sardegna dalla fine del Miocene e si è estinto attorno al 1700. Sempre a Tavolara sono stati trovati resti completi di una scimmia affine alla bertuccia ( Monaca sjlvanus ) che attualmente vive in Europa solo a Gibilterra; un'altra scimmia ( Ophtalmomegas lamarmorae ) molto simile all'uomo e specie di insetti e roditori sconosciuti e oramai estinti caratterizzano la fauna antica. Purtroppo la foca monaca, il gatto selvatico, l'asino dal mantello chiarissimo e la capra dalle lunghe corna sono estinte da pochi anni. La foca monaca ( Monachus monachus ), viveva in branchi numerosi nello Spalmatore di Fuori dove l'ambiente era propizio in particolare per la presenza di numerose grotte ; non temeva l'uomo e spesso andava a dormire sulla spiaggia vicino alle barche o giocherellava attorno alle stesse durante la pesca, ma dopo la fine della seconda guerra mondiale è stata oggetto di caccia crudele sia per diletto, sia da parte dei pescatori che sostenevano arrecasse danni alle reti. Le reti comunque vengono ancora danneggiate dai delfini e dagli squali, ma nessuno si sogna di dar loro la caccia. 

Teschio del 
Prolagus sardus

Foto fornita dall'archivio del
Gruppo Grotte Olbia

( Monachus monachus)
comunemente chiamata Foca Monaca
L'ultimo avvistamento su una spiaggia risale al 1975 
"Ringraziamo il Sig. Martines per la concessione
della Foto"

E' un vero peccato che la foca monaca non si incontra più a Tavolara perché era una delle poche aree del Mediterraneo, dove l'animale era insediato ed in Sardegna è presente oramai solo nella vicina Orosei ( Cala Gonone ).
Il gatto selvatico ( Felis lybica sardoa ) dal mantello striato e dalla mole corporea degna di tutto rispetto è sparito attorno al 1950, probabilmente a causa di una epidemia che ha distrutto la specie nel giro di pochi anni.

L'asinello selvatico, a volte col mantello bianco come quello dell'Asinara, in branchi numerosi viveva in montagna tutto l'anno ad eccezione di particolari periodi di siccità, durante i quali all'imbrunire scendeva in basso per andare a dissetarsi alle fonti. Inizialmente veniva catturato ed usato per trasportare la legna per i forni, poi è stato ucciso per le carni saporite, nell'agosto 1971 viveva in montagna un solo esemplare, probabilmente morto anch'esso.La stessa sorte è toccata alla capra selvatica, famosa per le lunga corna e la dentatura coperta da una patina dorata dovuta alla particolare alimentazione; gli esemplari che attualmente vivono a Tavolara non sono che capre inselvatichite.Il piccione torraiolo sta per seguire la sorte degli animali precedentemente citati perché per troppi anni è stato oggetto di caccia: al momento è ancora presente in piccoli voli che nidificano sempre in alto nella falesia e che fuggono al minimo rumore.

Capre che vivono oggi a Tavolara

In linea di massima si può affermare che sino agli anni 70 la fauna è diminuita in modo preoccupante a causa soprattutto della caccia ( ora in tutta l'area è vietata e da qualche anno è stato istituito l'Area marina protetta di Tavolara e Capo Coda Cavallo ), ma soprattutto il disboscamento attuato sin dall'inizio del secolo è stato il primo a recare danno. La flora spontanea arrivava sino al mare: abbondava il lentischio ed il ginepro che servivano non solo a nutrire gli uccelli stanziali , ma richiamavano numerose specie di passo quali merli e tordi. Attualmente tra la fauna stanziale è il Passer hispaniolensis arrigonii, diverso da quello che normalmente vive nel bacino mediterraneo occidentale; vi sono diverse varietà di falchi, il gabbiano, le procellarie ed il cormorano che nidificano nelle numerose grotte, ma tra gli uccelli più pregiati ed in via di estinzione anche in Sardegna è la pernice sarda ( Alectoris barbara barbara ). Questa era molto numerosa a Tavolara e spesso nidificava vicino alle abitazioni dello Spalmatore di Fuori: ora si trova solo in montagna ed il numero sempre più ridotto. Sono scarsi gli insetti, è stata assente la zanzara anofele anche nel periodo in cui tutta la Sardegna era infestata ( grazie alla mancanza di acque superficiali ), i rettili sono di numero esiguo e di dimensioni ridotte. Anche il mare intorno a Tavolara era molto ricco di fauna stanziale: la cernia, la murena ed il grongo raggiungevano dimensioni degne di nota; erano abbondanti i calamari oltre a diverse varietà di crostacei tra cui l'aragosta.

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